Bicentenario Fondazione Carabinieri

  

PINOCCHIO
BICENTENARIO di FONDAZIONE
ARMA DEI CARABINIERI

 

Firenze, 16 luglio 2014 

Per celebrare il Bicentenario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri l’On Monica Baldi, Presidente dell’Associazione Culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini, ha donato il quadro che raffigura “PINOCCHIO FRA I DUE CARABINIERI” al Generale Alberto Mosca, Comandante della Legione Carabinieri Toscana, alla Caserma Antonio Baldissera di Firenze.
L’opera d’arte è stata realizzata con la tecnica “FLASH ART” dal Maestro del progetto europeo Pinocchio Forum, Caterina Balletti, figlia, sorella, nipote e cugina di carabinieri impegnati sul territorio italiano e nelle missioni internazionali. 

<L’Arma dei Carabinieri è presente nella storia italiana e nella tradizione popolare al punto di entrarvi come elemento significativo persino in quella che è una delle fiabe che rappresentano l’Italia nel mondo. In molti ricordano l’arresto di Pinocchio dei due carabinieri “dopo averlo messo in mezzo” e ancora prima “la fuga in framezzo le gambe del carabiniere che senza punto smuoversi, lo acciuffò pulitamente per il naso”. Intendiamo così testimoniare il conforto sociale per le comunità e l'impatto positivo dell'Arma dei Carabinieri nell'immaginario collettivo, dai racconti alla letteratura. > ha affermato l’On Baldi

 

DUE CARABINIERI da Le Avventure di Pinocchio cap. XXVII

E Pinocchio continuava a piangere, a berciare, a darsi dei pugni nel capo e a chiamar per nome il povero Eugenio, quando sentì a un tratto un rumore sordo di passi che si avvicinavano.
Si voltò: erano due carabinieri.
— Che cosa fai costì sdraiato per terra? — domandarono a Pinocchio.
— Assisto questo mio compagno di scuola.
— Che gli è venuto male?
— Par di sì!...
— Altro che male! — disse uno dei carabinieri, chinandosi e osservando Eugenio da vicino. — Questo ragazzo è stato ferito in una tempia: chi è che l’ha ferito?
— Io no! — balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo.
— Se non sei stato tu, chi è stato dunque che l’ha ferito?
— Io no! — ripeté Pinocchio.
— E con che cosa è stato ferito?
— Con questo libro. — E il burattino raccattò di terra il Trattato di Aritmetica, rilegato in cartone e cartapecora, per mostrarlo al carabiniere.
— E questo libro di chi è?
— Mio.
— Basta così: non occorre altro. Rizzati subito, e vien via con noi.
— Ma io...
— Via con noi!...
— Ma io sono innocente...
— Via con noi! —
Prima di partire, i carabinieri chiamarono alcuni pescatori, che in quel momento passavano per l’appunto colla loro barca vicino alla spiaggia, e dissero loro:
— Vi affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo. Portatelo a casa vostra e assistetelo. Domani torneremo a vederlo. —
Quindi si volsero a Pinocchio e dopo averlo messo in mezzo a loro due, gl’intimarono con accento soldatesco:
— Avanti! e cammina spedito! se no, peggio per te! —
Senza farselo ripetere, il burattino cominciò a camminare per quella viottola, che conduceva al paese. Ma il povero diavolo non sapeva più nemmeno lui in che mondo si fosse. Gli pareva di sognare, e che brutto sogno! Era fuori di sé. I suoi occhi vedevano tutto doppio: le gambe gli tremavano: la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non poteva più spiccicare una sola parola. Eppure, in mezzo a quella specie di stupidità e di rintontimento, una spina acutissima gli bucava il cuore: il pensiero, cioè, di dover passare sotto le finestre di casa della sua buona Fata, in mezzo ai carabinieri. Avrebbe preferito piuttosto di morire.
Erano già arrivati e stavano per entrare in paese, quando una folata di vento strapazzone levò di testa a Pinocchio il berretto, portandoglielo lontano una diecina di passi.
— Si contentano — disse il burattino ai carabinieri — che vada a riprendere il mio berretto?
— Vai pure; ma facciamo una cosa lesta. —
Il burattino andò, raccattò il berretto... ma invece di metterselo in capo, se lo mise in bocca fra i denti, e poi cominciò a correre di gran carriera verso la spiaggia del mare. Andava via come una palla di fucile.
I carabinieri, giudicando che fosse difficile raggiungerlo, gli aizzarono dietro un grosso cane mastino, che aveva guadagnato il primo premio a tutte le corse dei cani. Pinocchio correva, e il cane correva più di lui: per cui tutta la gente si affacciava alle finestre e si affollava in mezzo alla strada, ansiosa di veder la fine di un palio così inferocito. Ma non poté levarsi questa voglia, perché fra il can mastino e Pinocchio sollevarono lungo la strada un tal polverone, che dopo pochi minuti non era possibile di veder più nulla.

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