CARLO LORENZINI DAL RISORGIMENTO ALL’UNITÀ

Indice

Premessa

Giovanni Gentile, Presidente Banca Federico del Vecchio

Mauro Tedeschini, Direttore QN La Nazione

 

Introduzione

Monica Baldi, Presidente Associazione Pinocchio di Carlo Lorenzini

 

La Toscana di Carlo Lorenzini

Cosimo Ceccuti

 

Giovanni Spadolini. Collodi profeta triste dell’Italia “moderna”

Antologia di scritti a cura di Cosimo Ceccuti

 

l Mazzinianesimo di Carlo Lorenzini

Gabriele Paolini

 

Pinocchio esoterico

Fulvio Conti

 

L’amico di Ricasoli

Maurizio Sessa

 

Carlo Lorenzini e i Macchiaioli

Francesca Dini

 

Da Giannetto a Giannettino

Enrico Ghidetti

 

Un burattino in libertà nell’Italia di fine Ottocento

Monika Poettinger

 

Documenti

 

Tavole

Introduzione del Libro

Nell’anno dedicato alle celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, l’Associazione Culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini ha inteso rendere omaggio allo scrittore con la pubblicazione di documenti e riproduzioni d’immagini sulla sua vita e la storia della Toscana dal Risorgimento alla proclamazione del Regno d’Italia.

Tutto ciò viene trascritto in modo accurato dagli autori e dai curatori nei vari capitoli di questa pubblicazione, ciascuno dedicato ad un tema legato ad un periodo storico e ad aspetti singolari della società, evidenziando la funzione unitaria della lingua italiana, l’importanza della cultura, della storia, della politica e delle intime passioni.

Ne nasce così una rievocazione dello scrittore che ha dedicato gran parte delle sue energie intellettuali e della sua vita a costruire un dialogo fra le diverse generazioni e realtà della sua epoca.

Il libro è un interessante contributo alla conoscenza di una Firenze ottocentesca, punto d’incontro ideale per uomini di cultura e di scienza, per politici, banchieri, agricoltori e viaggiatori con la testimonianza attenta e sagace di studiosi di quell'epoca.

Carlo Lorenzini, noto dal 1856 anche con lo pseudonimo di “Collodi”, nasce a Firenze il 24 novembre 1826, in via Taddea, nel quartiere storico di San Lorenzo, primogenito di dieci figli, nella Toscana granducale, allora centro d’innovazioni e riforme.

I grandi proprietari terrieri, a quell’epoca, ricoprivano cariche pubbliche in città mentre le campagne erano abitate da contadini e mezzadri, dove netta era la distinzione fra ricchi e poveri. Secondo alcuni dati statistici, su 100.000 abitanti vi erano 8.000 domestici, categoria numerosa a cui appartenevano sia il padre che la madre dell’autore, Domenico e Angiolina, entrambi al servizio dei Marchesi Ginori Lisci.

Emerge una bella, curiosa e appassionante immagine della città che tiene a battesimo la nascita dell’identità italiana e la Firenze Capitale d’Italia con le sue trasformazioni urbanistiche ed edilizie. Una suggestiva rappresentazione della vita mondana e culturale vissuta dall’autore che si confrontava con la politica nei salotti, nei circoli letterari, nei gabinetti di lettura, nei teatri, nelle osterie e nei caffè.

Al Caffè Michelangiolo in via Cavour, l’antica via Larga, Lorenzini s’incontrava con gli amici pittori Macchiaioli dai quali sembra riprendere lo stile nel descrivere le situazioni e i personaggi abbozzati con rapidità come fossero macchie nella narrazione. Proprio nell'opera “Occhi e nasi” Lorenzini rievoca lo schietto sapore fiorentino dei Caffè Doney, Elvetico, Bottegone e ai teatri, di cui allora abbondava Firenze, come la Pergola e il Cocomero (poi Niccolini).

Nello stesso periodo vi erano in Firenze altri centri importantissimi di agglomerazione per la vita intellettuale della città, frequentati soprattutto da scrittori stranieri, come il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux, fondato nel 1819 da Giovan Pietro Vieusseux, uno svizzero illuminato.

Nella Toscana granducale tollerante e accogliente si riunivano in quegli anni molti intellettuali ed esuli dagli altri stati codini della penisola, personaggi che hanno contrassegnato uno dei passaggi più delicati e critici della storia del nostro paese, le cui scelte furono determinate non solo dall’azione militare e diplomatica, ma anche dall’emancipazione civile e intellettuale del popolo italiano.

Cosimo Ceccuti ha più volte ricordato l’importanza che ha avuto l’apporto culturale e ideale esercitato dalla Toscana e quello organizzativo e militare svolto dal Piemonte nel processo di unificazione .

Nel 1848 a Curtatone e Montanara durante la Prima Guerra d’Indipendenza, in cui il ventiduenne Carlo Lorenzini partecipò con il fratello Paolo, la Toscana seppe fornire un esempio luminoso di volontariato militare che sarebbe stato poi emulato più volte fino ai plebisciti del marzo del 1860. A Firenze l’esito del voto fu dichiarato nella notte fra il 15 e il 16 marzo e Carlo sulla Nazione scriveva. “Raramente una intera popolazione ha esercitato il suo diritto di voto sovrano con tanta calma, con tanta dignità, con tanta cognizione di causa come in questa circostanza”.

Particolari episodi di grandi illusioni, battaglie, sconfitte e l’emergere di grandi intelligenze sono ritratti con ironia e sagacia dalla penna del Lorenzini in molteplici pubblicazioni.

Il 13 luglio 1848 fonda e scrive sul Lampione,un giornale umoristico, satirico, pungente volto a “far lume a chi brancolava nelle tenebre” fino alla chiusura dell’aprile 1849.

Nel 1853 fonda e dirige Scaramuccia, testata non politica ma battagliera, un vero bollettino della vita artistica e culturale della città, altresì considerato un cenacolo di artisti.

Il 15 maggio 1860 è primo direttore del Lampione, che risorge come periodico indipendente, ricco di satire e caricature, il cui primo numero uscirà con il n°223 a evidenziare la continuità con l’antico quotidiano; chiuderà poi nel 1877.

Collabora altresì attivamente a una serie di testate quali: la Nazione, l’Indipendente, la Lente, lo Spettatore, la Vedetta, il Fieramosca, il Fanfulla, il Corriere e la Gazzetta del Popolo dove firma anche con lo pseudonimo di “Nasi”.

Nel quotidiano più intimamente legato alla vita politica e culturale La Nazione,fondato da Bettino Ricasoli nel luglio 1859 e d’impostazione moderata e conservatrice, scrive cronache incisive e pungenti che saranno poi raccolte in Note Gaiee Divagazioni critico-moralistiche.

Nel 1883 è l’editore Felice Paggi a pubblicare per primo in volume la storia “le Avventure di Pinocchio”. E’ lo stesso anno in cui Carlo succederà a Ferdinando Martini alla direzione del “Giornale per i Bambini”, supplemento dello storico Fanfulla della domenicasu cui fu pubblicato a puntate il racconto. Il primo numero uscì il 7 luglio 1881 con il titolo “la storia di un burattino”.

Lo scrittore, scapolo e senza figli, firmerà con lo pseudonimo di Collodi il capolavoro che celebrerà uno dei più alti inni alla paternità.

Lo stesso editore Paggi alcuni anni prima nel 1877 aveva pubblicato il suo libro per ragazzi Giannettino,che esordisce nella scena scolastica, seguito da Minuzzoloe da un ciclo di volumi, imperniati sulla figura di Giannettino, e una serie di lezioni che saranno uno dei più importanti contributi alla letteratura didattica al paese.

Gli scritti e le caricature pubblicati dal Lorenzini richiamarono una forte partecipazione popolare e un consenso diffuso intorno al valore dell'Unità d'Italia, sottolineando l'esigenza di una nuova consapevolezza che ha dato corpo a forti sentimenti unitari.

Ritengo personalmente di aver mostrato in più occasioni quanto sia vivo ancor oggi in tutto il mondo l’ interesse per il capolavoro letterario “Le Avventure di Pinocchio” e per l’autore fiorentino. L’ho dimostrato presentando ormai da più di vent’anni programmi, progetti e promuovendo esposizioni e conferenze internazionali in sedi istituzionali extracomunitarie, europee e nazionali.

Mancava però ancora un’analisi approfondita e vivace, quale avvincente contributo alla conoscenza della sfaccettata complessità e dell’irresistibile fascino della figura di Carlo Lorenzini, per la quale sono ora riconoscente agli autori.

On Monica Baldi

Presidente dell’Associazione Culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini